Non soltanto soldi e profitti. Lavorare è prendersi cura.

Marco Bellini è presidente e amministratore delegato dell’azienda che porta il nome di famiglia, la Bellini SPA, specializzata nella ricerca, produzione e commercializzazione di fluidi e lubrificanti industriali. Nata nel 1972, oggi è gestita dalla seconda generazione di fratelli: Marco, Stefano e Andrea.

Presidente, nella sua azienda ha realizzato un orto a disposizione dei dipendenti. In cosa consiste?
L’idea è nata quattro anni fa, considerata la nostra adesione al progetto WHP, che promuove la salute e il benessere dei dipendenti sul luogo di lavoro, benessere inteso sia fisico, sia psicologico che sociale.

Quello che ci ha spinti a ricavare dal giardino aziendale questo orto è stato il pensiero di permettere anche a tutti i collaboratori, che non hanno a disposizione a casa loro un fazzoletto di terra da coltivare, di prendersi cura e godere dei frutti della coltivazione della terra e al tempo stesso stare all’aperto a contatto con la natura e con i colleghi.

Si raccolgono ortaggi che d’estate sono insalate a cespo e pomodori, erbe aromatiche,fiori di campo,  mentre d’inverno sono cavolfiori e cavoli di vario genere, ed erbe aromatiche.

Come hanno risposto i dipendenti a questa sua iniziativa?Inizialmente alcuni dipendenti se ne prendevano cura, ora sono in pochi anche se a tutti piace godere dei frutti dell’orto o semplicemente vivere il giardino nei momenti di pausa.

Quale obiettivo intendeva raggiungere con il progetto dell’orto?
Il progetto mirava a permettere lo svago dei dipendenti che durante la pausa o prima o dopo l’orario di lavoro, attraverso l’atto di lavorare la terra, potevano scaricare tensioni stando all’aria aperta, rendendosi consapevoli di quanto il lavoro, il prendersi cura, l’impegno,  porti frutto, nel vero senso della parola; in secondo luogo si promuove l’idea di un’economia a Km.0: anch’io ho piantato sul terrazzo di casa le erbe aromatiche nella mia fioriera.

Negli anni in che modo si è evoluto?
A dire il vero l’orto aziendale oggi è frequentato soprattutto nel periodo della raccolta: lo scorso anno so di ottime cassoeule cucinate con i cavolfiori aziendali. Potremmo pensare a momenti di condivisione dei piatti preparati…

Ma è proprio vero che queste iniziative migliorano il lavoro dei dipendenti o rimangono proposte originali che alla lunga non portano benefici concreti?
Non è scontato che i dipendenti colgano da subito lo spirito con il quale vengono proposte certe iniziative: c’è chi le considera iniziative inutili, chi invece guarda con sospetto il fatto ad esempio  di poter raccogliere verdura senza aver faticato per farla crescere. Io ci credo e reputo che solo aver creato l’orto aziendale e tutte le iniziative correlate al giardino permetta di “comunicare” con gesti concreti i veri valori che guidano l’impresa.

Quanto di questa scelta ha a che fare con la responsabilità sociale? Quale è la sua?
Io considero la Responsabilità Sociale d’Impresa come la sensibile attenzione di un Imprenditore  ad aspetti che vanno oltre i costi ed i ricavi, le formule chimiche, le statistiche di produttività. É considerare  i collaboratori  come persone, nella loro totalità, che vivono una realtà anche personale, veri tasselli sui quali poggia l’economia aziendale e nazionale: toccare le corde dei valori etici e morali, vigilare sui segnali di disagio che essi manifestano e,  perché no, sottolineare in questo modo quanto la scelta Eco sia parte caratterizzante delle strategie di sviluppo della Bellini.

Si torna a riflettere sull’Ecosofia, riportare al centro dell’attenzione la Natura ed è l’uomo che si adegua ad essa.

Dal punto di vista imprenditoriale condivide il nostro motto cresce chi impara… Puntini puntini. Lei come lo completerebbe?
Cresce chi non smette di essere curioso, di chiedersi il perché di ogni cosa, chi non si accontenta di dire “si fa così” ma chi mette in discussioni le motivazioni che hanno portato ad un comportamento, accogliere i cambiamenti attorno a noi come opportunità di miglioramento. Questo significa però essere duttili, eclettici, disposti a cambiare… anche quando ciò significa sforzo, fatica. Il mondo cambia e se non cambiamo con esso rimaniamo indietro.

Bisogna considerare  i collaboratori come persone nella loro totalità, che vivono una realtà anche personale, veri tasselli sui quali poggia l’economia aziendale e nazionale.